Maria della Passione: la Donna e la Famiglia

“La donna inizia ancora bambina a credere che deve solo obbedire, come una schiava, senza dire nulla. Ha già un padrone in casa, un altro in fabbrica. Alla macchina produce quanto il collega: il suo salario è minore, i suoi bambini sono abbandonati. Appena ritorna a casa, va diritto al fornello: il suo tempo di lavoro è doppio. Ma con il solo salario dell’uomo, la famiglia muore di fame”.

Questo testo è stato scritto da un gruppo di donne dell’America Latina, soltanto qualche anno fa. Non potrebbe forse provenire anche dal tempo di Maria della Passione? La situazione della donna l’ha interpellata in modo particolare nella linea della sua azione missionaria a favore dei poveri. “Vorrei aiutare tutto ciò che soffre”, ella dice, ed enumera sovente negli scritti i gruppi umani ai quali desidera inviare le sue missionarie: poveri, piccoli, abbandonati, malati, disprezzati. Fra di loro, incontra i tre generi di povertà che attirano maggiormente la sua attenzione: i poveri nel fisico, malati, lebbrosi, vecchi; i poveri nell’anima, isolati, abbandonati, indifferenti; i poveri nella condizione sociale, indigenti, lavoratori con famiglia a carico, bambini, donne degli ambienti popolari. La povertà sociale di queste ultime è particolarmente urgente sia in Europa che nei paesi lontani. “Darle i mezzi per conoscere e vivere la sua vocazione speciale, sarà aiutare immensamente la donna”, diventa la sua ottica missionaria in questo campo.

In Europa, la donna viene sfruttata in modo veramente odioso dalla società industriale in pieno sviluppo che non cerca altro che il vantaggio economico. Salari miseri, condizioni morali deplorevoli per le giovani lavoratrici nella fabbrica, servitù inaccettabili per le lavoratrici della casa e pericolo per tutte di cadere nella prostituzione per mancanza di un lavoro sufficientemente remunerato. Fuori d’Europa, la situazione della donna non è affatto migliore. Ella vive in continua dipendenza, le è dato solo di obbedire, non ha alcun diritto di esprimersi. Le spettano i compiti più pesanti in più dei lavori domestici e, ad ogni modo, è su questa terra solo per servire il marito e mettere al mondo figli. Non le viene impartito nessun insegnamento, nessuna formazione e quando ha finito il suo compito quotidiano, resta senza fare nulla.

Di fronte a questa sottovalutazione quasi generale della donna, Maria della Passione cercherà di fare qualcosa. La sua riflessione le fa pensare che la donna ha bisogno prima di tutto di un lavoro adatto alla sua condizione e che l’ambiente in cui si svolge la sua attività sia sano. Bisogna che il lavoro le permetta di guadagnarsi il pane in modo sufficiente per impedirle di ricorrere ad occupazioni nocive alla sua salute morale o d’essere ridotta all’ozio altrettanto dannoso. Ella deve rendersi conto che il lavoro è qualche cosa di nobile. Infine, le giovani devono essere preparate alla loro futura vita di famiglia. Questo, a grandi linee, il modo di vedere di Maria della Passione. Partendo da qui, si sforzerà di attuare un programma di aiuto concreto, dedicandosi, per cominciare, a formare delle educatrici fra le religiose, che avevano acquisito reali competenze nelle arti femminili. Ella se ne servirà per creare un po’ ovunque dei laboratori in cui le giovani potranno ricevere un salario consistente, beneficiando anche di un buon ambiente di lavoro. Un po’ alla volta i laboratori diventano delle vere scuole professionali che riusciranno a formare non solo delle operaie competenti, ma anche delle donne complete (formazione intellettuale, morale, religiosa, educazione della personalità, dell’amore del bello). Attività essenzialmente sociale in Europa, queste opere trovano presto la loro ragione d’essere in quanto attività missionaria nei paesi lontani. E’ da notare che Maria della Passione vuole sempre situare questi laboratori, queste scuole professionali, nel contesto del paese; e così il Giappone e l’India lavoreranno la seta, l’Africa farà soprattutto la tessitura, la Cina il ricamo, il Belgio i merletti.

Occuparsi della donna la porta a interessarsi del problema della famiglia, particolarmente acuto alla sua epoca. Vorrebbe che ci fosse, ovunque nelle missioni, un “buon fondo di famiglie cattoliche” e che in Europa le adolescenti, invece di restare tutta la giornata per le strade, potessero imparare un mestiere che le aiuti a svolgere meglio - più tardi - il loro ruolo di madri e di spose nel focolare domestico. Crea quindi, a seconda dei luoghi, sia delle scuole di economia domestica dove le giovani impareranno oltre alla “scienza domestica” l’arte di seminare la felicità intorno a sé, sia delle scuole agricole, una specie di scuole di economia domestica con orientamento rurale dove le giovani diventeranno capaci di lavorare efficacemente sia in cucina che alla latteria, sia con gli animali da cortile che nell’intrattenere e organizzare la casa.

Maria della Passione è ben cosciente che alla sua epoca la famiglia è già nello squilibrio; parla di uno “spaventoso disordine morale” conseguente ai mutamenti sociali. Da questo, le nasce l’idea di rendere coscienti donne delle classi agiate del ruolo che esse possono svolgere verso le loro simili delle classi povere. Molto spesso l’ambiente agiato nasconde a se stesso le sofferenze del popolo oppure vuole ignorarle, o forse le accetta come un male necessario, come prezzo obbligatorio del progresso? Maria della Passione crede sia indispensabile illuminare queste signore della borghesia o della classe più elevata della società sul loro dovere sociale: “esse hanno disertato il focolare domestico… le opere cattoliche sono state per loro una distrazione fra tante altre…”. Maria della Passione invita dunque queste persone ad avvicinarsi alle loro sorelle meno favorite dalla fortuna impegnandosi personalmente con loro in una seria promozione sociale, e lasciando da parte la beneficenza frivola.

La donna stessa deve migliorare la propria condizione, scrive Maria della Passione a Gaspar Decurtins il 12 marzo 1904. E c’è pure il bambino. Maria della Passione soffre al vedere nel suo paese tanti bambini vittime di situazioni familiari e sociali. Non esita a difendere quelli che lei stessa chiama “i diritti dei bambini”. La nuova società dimentica che i bambini rappresentano prima di tutto l’avvenire e che devono essere protetti: la “rivoluzione industriale” li ha fatti lavorare a otto anni invece di mandarli a scuola; la disorganizzazione della famiglia li priva del calore del focolare domestico per lasciarli soli nella strada; la miseria materiale li rende vulnerabili ad ogni tipo di malattie e - in queste condizioni, - la speranza di vivere è davvero minima. Nelle altre regioni del mondo, molti sono abbandonati dai genitori per mancanza di mezzi necessari per allevare una famiglia numerosa e molto spesso le bambine sono addirittura rifiutate. Per fare fronte a queste situazioni, Maria della Passione darà vita - molto in fretta - a centri di quartiere che riuniranno casi sociali o bambini abbandonati a loro stessi, e ad orfanotrofi che accoglieranno quelli abbandonati. La sua preoccupazione è di assicurare un avvenire al bambino, di insegnargli ad amare Dio e soprattutto a diventare “uomo”: sempre però nel massimo rispetto della sua personalità.

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