Maria della Passione nel cuore del suo tempo

UN MONDO CHE SI TRASFORMA
La storia ha un corso irregolare. Ci sono dei periodi che danno l’illusione di una stabilità definitiva. Ce ne sono altri in cui tutto cambia. Il secolo XIX è certamente uno di questi periodi. Una delle caratteristiche più visibili del corso della storia è proprio l’instabilità delle istituzioni politiche e questo nella maggior parte dell’Europa.
Si direbbe che la grande Rivoluzione francese del 1789 si perpetua senza poter generare altro che regimi politici precari e transitori. L’epoca di Maria della Passione non ha forse visto succedersi in Francia, per esempio, il Consolato, l’Impero, tre monarchie, la Seconda Repubblica, il Secondo Impero, la Terza Repubblica? Ogni volta testi minuziosi hanno fissato i caratteri del nuovo regime come se il Paese avesse trovato e raggiunto la sua espressione politica definitiva; e ogni volta tutto è stato rimesso in discussione. Infatti, quando Maria della Passione vede la luce nel 1839, il secolo è già stato teatro in Europa di un buon numero di avvenimenti che hanno fatto crollare tutto un mondo di tradizioni religiose, di autorità monarchiche e teocratiche allo scopo di sostituirvi una nuova società che vorrebbe essere secolarizzata e democratica. L’obiettivo non sarà raggiunto senza difficoltà, tutto d’un tratto; anzi, per lunghi anni - ad arbitrio dei regimi - continuerà la lotta fra la corrente liberale aperta a idee nuove e la corrente conservatrice rimasta ancorata ai valori del passato.

Dal 1815 al 1870, l’Europa è essenzialmente liberale, almeno l’Europa occidentale. Questa ideologia politica, nata dai principi del 1789, definisce la società in funzione di un criterio assoluto: il riconoscimento dei diritti dell’individuo in nome della libertà di ciascuno. Questa maniera di vedere le cose a livello politico si trova improvvisamente sostituita sul piano economico dall’avvento di ciò che si chiama comunemente la “rivoluzione industriale”.
La nuova prosperità industriale legata al macchinismo porterà lo sviluppo spettacolare dei mezzi di trasporto, il grande capitalismo farà la sua apparizione e s’intrecceranno rapporti sempre più stretti tra la politica e la finanza. Tuttavia, sul piano umano, tutta questa espansione sarà pagata cara dalla crescita di una classe operaia sottoposta a condizioni di vita durissime.

Verso la fine dell’anno 1848, il principe Luigi Napoleone Buonaparte, nipote di Napoleone I, diventa Presidente della Repubblica. Tre anni dopo, si fa proclamare “Imperatore dei Francesi” sotto il nome di Napoleone III. L’adolescenza e la giovinezza di Hélène de Chappotin sono trascorse interamente sotto il suo regno e proprio in questo periodo ella conobbe le tappe principali della sua vita spirituale fino all’entrata dalle Riparatrici nel 1865. Per la famiglia monarchica e legittimista di Hélène, Napoleone III era l’”Usurpatore” per eccellenza: non fu senza sforzo che la giovanetta riuscì a pregare per l’Imperatore. Ciò dimostra come ella vibrava a tutto ciò che costituiva il contesto politico, sociale e religioso nel quale cresceva.

Al margine delle sfere ufficiali, e specialmente dopo il 1848, inizia in Europa una corrente propriamente sociale. Da una parte c’è il socialismo come tale e nel senso ideologico del termine e, dall’altra, il cattolicesimo sociale.

Grazie agli sforzi di uomini come Ozanam in Francia (1813- 1853), von Ketteler in Germania (1811- 1877), Toniolo in Italia (1845- 1918) si svilupperà più tardi il vero cattolicesimo sociale, specialmente verso la fine del secolo e per il quale Maria della Passione avrà molto interesse. Fortemente incoraggiato da Leone XIII con la Rerum Novarum, esso sarà all’origine della dottrina sociale della Chiesa che la Santa Sede espliciterà chiaramente nel corso del XX secolo nelle varie encicliche sociali che si susseguirono fino alla nostra epoca.

Nel 1877, Maria della Passione ritorna in Francia. Una guerra seguita da una rivoluzione micidiale ha soppiantato Napoleone III. Dal 1875 c’è di nuovo la Repubblica. All’inizio, date le preoccupazioni per la fondazione dell’Istituto, Maria della Passione non sembra prestare molta attenzione al clima politico e sociale che ritrova e che è molto cambiato. Soltanto a partire dal 1884, inizia a guardare il mondo che la circonda. Si smorzano un po’ alla volta la nostalgia dell’Antico Regime e i ritorni sul passato. Gli avvenimenti si susseguono. Maria della Passione li prende come sono e, se reagisce di fronte ad essi, lo farà solo sul piano cristiano e spirituale, in vista della sua vocazione missionaria e del suo impegno ecclesiale.

A partire dal 1896, il “Journal d’une Mère à ses filles” permette di seguire un grande numero di riflessioni ispiratele dalla politica europea. Commenta ciò che succede in molti paesi e deplora specialmente la perdita d’identità cristiana delle “nazioni cattoliche”; cause principali, ella dice, sono la mancanza di fede, la superficialità e la disunione.
Un’onda di anticlericalismo sta sommergendo sia il Portogallo che l’Austria, la Spagna e la Francia. Tutti questi problemi la costringono ad essere costantemente sul chi va là e ad appoggiarsi non soltanto sulla preghiera, ma anche su un’azione discreta in favore del laicato cristiano. Tuttavia c’è un terreno sul quale il suo realismo e il suo dinamismo potranno esprimersi pienamente: il campo sociale. I problemi sociali le diventano sempre più familiari grazie ai suoi molti viaggi e ai contatti che questi le permettono di avere con cattolici socialisti, quali Léon Harmel o Gaspar Decourtins.

Maria della Passione s’impegna totalmente e trascina le sue figlie nella grande battaglia della fede e della carità per conquistare il cuore dei più poveri e permettere loro di vivere degnamente. Maria della Passione è stata pienamente donna del suo tempo. Tutte le tensioni, le lotte del mondo e della Chiesa hanno trovato eco in lei. Eppure, sorprendentemente lucida, ha sempre cercato di non lasciarsi manipolare nella sua azione: per tutta la sua vita, il Vangelo rimane l’unico criterio di discernimento.

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